Cmas



CENNI STORICI SULLA C.M.

Il 28 Settembre 1958, a Bruxelles, in occasione del congresso delle Confederazioni Indipendenti Internazionali si riunirono i delegati dalle Federazioni di:
REPUBBLICA FEDERALE TEDESCA - BELGIO - BRASILE - FRANCIA - GRECIA - ITALIA - JUGOSLAVIA - MONACO - PORTOGALLO - STATI UNITI - SVIZZERA con l’intento di coordinare le discipline subacquee.

Con questo spirito venne convocato un secondo incontro a Monaco dal 9 al 10 Febbraio 1959, nel quale fu deciso di fondare la “Confederazione Mondiale per le Attività Subacquee”, in breve la C.M.A.S..

Impostazione di un diverso rapporto con l’acqua
Per quanto l’acqua possa essere piacevole, affine e nota, immergercisi resta un gesto difficile: dobbiamo trattenere il fiato, vincerne la coesione molecolare, contrastare la legge di Archimede.
Fin dagli esordi l’atteggiamento psicologico messo in pristino dai subacquei, fossero essi apneisti, sommozzatori o tuffatori, è stato quello di coloro che si cimentavano contro l’elemento, al fine di sconfiggerlo.
Uomini senza dubbio di grandi ambizioni e di grande coraggio, talvolta così presi e affascinati dal mare da perdere il senso del rischio e del pericolo.
Finita l’epoca dei pionieri, in cui questo atteggiamento poteva avere una sua ragione d’essere, l’accesso all’ambiente marino da parte delle masse, per lo più a scopo turistico o per pura curiosità, impone di costruire un diverso modo di rapportarsi con l’acqua.
Specie quando si tratta di apnea, in cui la sicurezza può derivare solo da una buona preparazione teorico-pratica, ma soprattutto da una approfondita conoscenza di se stessi e dei propri limiti oggettivi.


L'acqua elemento amico
L’acqua ricopre i 2/3 della superficie terrestre e costituisce l’80% del nostro organismo.
Dove non c’è acqua non c’è vita: peraltro la nostra stessa vita si è inizialmente sviluppata nell’acqua del liquido amniotico, durante i nove mesi della gravidanza lungo i quali ha rappresentato un elemento assolutamente amico ed affine. I neonati mantengono per qualche tempo questa simbiosi con l’acqua: immersi, tengono tranquillamente gli occhi aperti, galleggiano con semplici movimenti di sostentamento, non respirano acqua.
Col tempo però questa affinità va perdendosi, cosicché molti si ritrovano a sviluppare vere e proprie fobie nei confronti delle distese liquide. Eppure tutti noi continuiamo a mantenere ancestrali riflessi neurologici per cui l’immersione anche del solo viso in acqua determina un immediato rallentamento del battito cardiaco (diving reflex): una piccola parte di quei fisiologici meccanismi di adattamento che ancor oggi consentono ai mammiferi marini di affrontare in apnea le profondità degli oceani.


La riscoperta del piacere di stare in acqua
Immergersi nell’acqua risveglia in noi tutta una serie di sensazioni che, se colte e ben analizzate, vanno ben oltre le semplici sensazioni termiche (il freddo che si prova quando si entra in acqua, per intenderci). Facendoci attenzione, l’acqua ci accarezza e ci avvolge delicatamente; ci consente di muoverci con facilità anche contro la forza di gravità; addirittura ci sostiene.
Il primo passo che deve compiere chi vuole avviarsi all’apnea impostando correttamente un diverso approccio con l’acqua è proprio quello di consapevolizzare queste sensazioni, assolutamente piacevoli e tranquillizzanti: iniziare a riscoprire il piacere di stare in acqua.
Il passo successivo è quello di porsi con essa in un rapporto di tipo non conflittuale: mai vivere come una sfida la distanza da percorrere, lo scorrere del tempo o le prestazioni dei compagni. Questo, oltre a rendere le attività in apnea più sicure, le rende anche più piacevoli e rilassanti, predisponendo di per se stesso l’individuo a prestazioni migliori, dati i minori consumi che in tal caso si creano.


In acqua con un compagno
L’indicazione a condividere l’attività di apnea con un compagno affiatato nasce originariamente come primario elemento di sicurezza. In realtà la presenza di un compagno, influendo per i motivi esposti sulla tranquillità dell’apneista, mette ancora una volta l’individuo nelle condizioni di ottenere prestazioni migliori. Senza poi dimenticare il piacere che può derivare dall’avere diviso con un amico momenti particolari. Si tratta di sviluppare una nuova mentalità tra gli apneisti, ma ne vale sicuramente la pena!


Alla ricerca del proprio equilibrio psicofisico
Praticando con costanza l’apnea e facendo attenzione alle sensazioni che essa genera in noi, sorge inevitabilmente il desiderio di scoprire nuovi limiti e provare nuove emozioni, in una continua voglia di crescere che è parte integrante della natura dell’uomo. Il fatto che l’apnea abbia luogo in un ambiente che, anche dopo anni di pratica, resta sempre pieno di insidie e di pericoli, favorisce il contatto con aspetti molto profondi e spesso inesplorati di se stessi, evento che inevitabilmente conduce a rivisitare continuamente i propri parametri ed i propri limiti fisici ed interiori, portando nel tempo a raggiungere un diverso livello di equilibrio tra corpo e mente. Un individuo equilibrato sia fisicamente che psichicamente sarà non solo quello che otterrà le migliori prestazioni in rapporto alle proprie risorse, ma soprattutto quello che correrà minori rischi.
D’altra parte è proprio dalla mancata conoscenza o rispetto dei propri limiti che derivano i veri rischi dell’apnea. Limiti che non sono mai uguali, dipendendo da innumerevoli fattori che variano non solo di giorno in giorno, ma addirittura da momento a momento: la temperatura dell’acqua, la stanchezza o l’emozione possono influenzare negativamente le prestazioni.
Riconoscere i segnali che il nostro organismo di volta in volta ci invia diventa a questo punto veramente di vitale importanza per non incorrere in incidenti.
DA FARE
· Assaporare il piacere di stare in acqua
· Imparare a riconoscere, ma soprattutto a rispettare, i propri limiti: li si può spostare, in sicurezza, sviluppando col tempo e con l’esercizio un diverso equilibrio psicofisico
DA NON FARE
· Non immergersi mai da soli: in due è più bello e più sicuro
· Non vivere mai l’apnea come sfida: nei confronti dell’ambiente, delle prestazioni dei compagni o di se stessi


Le immersioni in Apnea
Immergendosi in apnea, la percezione di sentirsi tutt’uno con la natura è così intima che sovente tali sensazioni hanno un qualcosa di spirituale. Tra l’altro sono proprio le discipline orientali, che come sappiamo vanno ad armonizzare lo spirito con il corpo, la via ottimale per migliorare le performance d’apnea, è in un certo senso, un ritorno alle origini, un richiamo ancestrale, che ci guida sott’acqua e ci spinge a forzare le attuali necessità biologiche, che ci legano indissolubilmente alla terra. Un ritorno allo stato prenatale, a quando eravamo immersi nel liquido amniotico che ci nutriva e, avvolgendoci, ci proteggeva dal mondo esterno.
Così è il mare, che risveglia in noi questo legame materno con la natura.
Il benessere derivante dalla pratica di questa disciplina, quindi, va oltre i benefici fisiologici relativi ad un’attività fisica, ma risponde appieno ad un miglioramento dello stato psicologico generale.
Dopo poche, ma indispensabili lezioni teoriche, che illustrano gli adattamenti dell’uomo in immersione ed i fattori fisici e fisiologici che ne regolano le attività, e lezioni pratiche che ci famigliarizzano con l’ acqua, ecco che si è pronti a godere del fantastico mondo acquatico.
Una pratica sportiva, quella dell’immersione in apnea, che si adatta a tutti. Anzi molti di quelli che hanno qualche problema di deambulazione per vari incidenti e/o malattie agli arti inferiori o alla colonna vertebrale, le persone in eccesso di peso, gli anziani, i disabili, i fumatori, riescono a ricevere enormi benefici dalla pratica di questa sana attività fisica.
La galleggiabilità che acquisiscono in acqua ristabilisce funzionalità dimenticate, e fa spesso affermare loro di sentirsi meglio in acqua che sulla terra. La pratica di questa disciplina non vuol dire scendere più profondi, prolungare all’estremo la sospensione del respiro, ma conoscere meglio se stessi, attraverso un contatto profondo con un ambiente particolare, il mondo acquatico, unico ed eccezionale.
La pratica dell’apnea ha portato tante persone ad avvicinarsi all’attività subacquea, non fosse altro per godere con più coscienza delle meraviglie che il mare ci ha sempre offerto. Con maschera e un paio di pinne tutta una famiglia può passare un gradevolissimo momento d’osservazione marina (seawatching) in assoluta sicurezza, magari attrezzati con schede impermeabili che aiutino a riconoscere la flora e la fauna del litorale sommerso.
Allora, che aspettiamo? Una visita medica d’idoneità subacquea, una discreta abilità nel nuoto, la frequenza assidua di un corso di preparazione CMAS, ed il mondo sottomarino sarà pronto ad accoglierci a braccia aperte.


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